Il misterioso ghost sign


Sono trascorse due settimane dal giorno in cui ho annunciato la mia intenzione di tornare a scrivere un po’ più assiduamente su queste pagine. Per l’occasione avevo lanciato una nuova sfida del format che prima o poi dovrò brevettare: SCERLOCCAMI QUESTA!™

Non è una brutta idea, questa del brevetto, concedetemelo. In alternativa mi posso accontentare dell’inserimento del verbo “SCERLOCCARE” nel dizionario della lingua italiana, se l’Accademia della Crusca sarà d’accordo. Qualche anno fa “PETALOSO” ha rischiato di farcela, quindi mi candido anch’io.

Nell’attesa eccomi qui con la mia soluzione al quesito che vi ho posto 14 giorni fa.

Prima di farlo, però, devo ringraziare l’amica Cristina. E’ stata lei ad innescare il tutto regalandomi una vecchia fotografia scovata in quel forziere meraviglioso che spesso si rivela la bancarella di Nigel. Una fotografia assolutamente perfetta per uno scerloccamento con i fiocchi.

L’insidia principale, quando si parla di scerloccamento, è rappresentata nel 2025 dall’intelligenza artificiale. Lo scerloccamento classico, se così si può definire, quello fatto con una sacrosanta dose di fatica, è messo a repentaglio da strumenti come la ricerca inversa di immagini, che con un clic permette di identificare luoghi e dettagli di una fotografia d’epoca altrimenti priva di informazioni aggiuntive.

Molti hanno messo in guardia riguardo ai pericoli dell’intelligenza artificiale, considerandola una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità. Io la ritengo una minaccia alla sopravvivenza dello scerloccamento.

La fotografia di Cristina, per fortuna, è un pezzo unico e l’intelligenza artificiale si arrende dopo poche, ragionevoli considerazioni.

L’istantanea raffigura un edificio anonimo a due piani, costruito in mattoni, quasi certamente di epoca vittoriana. Lo scatto sembra risalire ai primi del secolo scorso.

Sulla facciata laterale campeggia una scritta di stampo religioso.

THIS IS A FAITHFUL SAYING,
AND WORTHY OF ALL ACCEPTATION,
THAT CHRIST JESUS
CAME INTO THE WORLD
TO SAVE SINNERS.

E’ un versetto biblico tratto dalla prima lettera di San Paolo apostolo a Timoteo, nel Nuovo Testamento:

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori.”

La ricerca su internet di questo versetto porta a decine, se non centinaia, di siti religiosi. La ricerca per immagini mostra altrettante illustrazioni di tramonti, albe o paesaggi sublimi, su cui è sovrimpressa questa frase del Nuovo Testamento, che evidentemente è ancora in voga.

Nessuna fotografia dell’edificio in questione. Tocca allora esaminare i dettagli, come i nomi delle strade. Quella della facciata su cui è dipinto il versetto religioso è quasi illeggibile:

“FOR … TT … EET”

L’altra insegna, invece, è fortunatamente decifrabile.

“ALBANY TERRACE”

La parola “Terrace” mi suggerisce che si tratta di una strada fatta di case a schiera. L’abitazione in esame è la prima della fila.

Il passo successivo è la ricerca di “Albany Terrace” negli stradari di città inglesi, piccole o grandi. Parto da Londra, dove una via con questo nome non esiste. C’è Albany Street, che corre da Marylebone Road a Gloucester Gate, seguendo il lato orientale di Regent’s Park.

Albany Terrace è però il nome di uno degli edifici costruiti in stile classico nel 1823-1824 su disegno di John Nash, sul lato est dell’esclusiva Park Square. Niente a che fare con l’anonimo e modesto edificio della mia fotografia.

Cerco quindi la stringa seguente: “albany terrace” + england”

Una delle prima immagini che compaiono è questa.

Bingo!

La mia fotografia in bianco e nero, vecchia probabilmente più di un secolo, raffigura dunque un edificio di Chatham, nella contea del Kent. E’ l’angolo tra due strade, Albany Terrace e Fort Pitt Street. Tutto torna, non ci sono dubbi.

Ingrandendo l’immagine si nota, molto sbiadita, la scritta biblica che campeggiava un tempo. Siamo al cospetto di un suggestivo ghost sign.

Nient’altro di significativo, a parte un riflesso in una delle finestre del primo piano che fa comparire una figura simile all’Urlo di Munch.

Purtroppo la soddisfazione per aver risolto il caso svanisce ben presto. La ricerca è durata troppo poco, non mi sono divertito abbastanza. E poi sento che potrebbe esserci dell’altro…

E infatti non mi sbaglio, è proprio così.

Il passaggio successivo è chiedere aiuto. Mando un’email alla Chatham Historical Society, allegando la fotografia, e faccio altrettanto con Philip MacDougall, storico e autore di volumi come “Chatham Through Time” e “Lost Chatham”.

Nel frattempo mi documento su questa cittadina del Kent, di cui avevo letto in passato ai tempi delle mie ricerche sul vecchio ponte ferroviario di Blackfriars, costruito nel 1864 dalla London, Chatham and Dover Railway.

Vengo a sapere che la cittadina si sviluppò a partire dal 1500 intorno all’omonimo cantiere navale e a diverse caserme dell’esercito britannico e della Royal Navy, insieme a forti del XIX secolo che fungevano da scudo difensivo per il cantiere navale.

Dopo un paio di giorni ricevo la brillante risposta di Philip MacDougall.

“Non ho mai visto questa foto prima d’ora, né conosco il motivo esatto per cui compare la citazione biblica. Ma posso azzardare un’ipotesi plausibile. A quel tempo, la casa che appare nella fotografia era, credo, la numero 16 di Albany Terrace. Allora era una pensione. La strada su cui si affaccia è vicina al Fort Pitt Military Hospital e a vari altri complessi militari. All’epoca, Chatham era un importante centro militare con centinaia di giovani soldati e marinai alloggiati in numerose caserme. I pub e i bordelli erano numerosi e le prostitute erano una vista comune per le strade. Diverse organizzazioni religiose erano desiderose di impedire ai giovani soldati di cadere nella malavita e, per competere con i pub e i bordelli, fondarono numerose chiese e cappelle in città, oltre a club di temperanza per allontanare i soldati dal bere smodatamente. Immagino che questa citazione, scritta a grandi lettere, facesse parte di una campagna generale per invogliare i giovani soldati e marinai a seguire una vita migliore e la via di Dio. Il fatto che si trovi sul lato di una pensione è probabilmente dovuto al fatto che il proprietario era d’accordo con il messaggio o è stato pagato per permettere che fosse dipinto sul lato della casa. In ogni caso, faceva parte di una campagna per ripulire Chatham all’inizio del XX secolo.”

La teoria di MacDougall conferma ciò che ho scoperto nel frattempo, cioè che la casa è al numero 16 di Albany Terrace, come riporta una mappa di inizio ‘900.

Poi faccio un’altra scoperta, grazie al British Newspaper Archive. Il 18 Gennaio 1918 morì il proprietario del numero 16 di Albany Terrace, il quasi 82enne Thomas Jenner.

La sua breve biografia, in un trafiletto apparso sulla South Eastern Gazette qualche giorno dopo, lascia intendere che questo Thomas Jenner era senza dubbio un uomo fuori dal comune.

“Con la morte del signor Thomas Jenner si è conclusa una vita lunga e intensa, caratterizzata da interessi molto vari, e Chatham perde un cittadino di spicco.  Proveniente da una famiglia di piccoli proprietari terrieri del Sussex, il signor Jenner era nato a Londra e per oltre vent’anni era stato socio del padre nell’azienda produttrice di birra Messrs. Jenner a Southwark. In seguito acquistò un birrificio a Haverhill e, dopo cinque anni nel consiglio di amministrazione di un’azienda a Taunton, si trasferì a Chatham nel 1892 come direttore della Lion Brewery, dove rimase fino alla morte del signor Arkcoll. Gli interessi più profondi del signor Jenner erano di natura religiosa e letteraria. Suo padre era identificato con il grande movimento religioso dell’inizio del XIX secolo noto come Brethren e il signor Jenner, attraverso molte vicissitudini, mantenne il suo legame con esso per tutta la vita. Anche la letteratura e la filosofia orientali appassionarono il signor Jenner, mentre la conoscenza del cinese lo portò a stretto contatto con molti eminenti uomini interessati alla Cina. Il signor Jenner pubblicò anche diverse opere, tra cui una “Guida al Dizionario Cinese” e un volume ben illustrato sulla Palestina, frutto di una visita nel 1872. Oltre a queste attività, il signor Jenner tenne conferenze e scrisse, e solo una settimana prima della sua morte diede il suo ultimo contributo a un giornale locale, in cui raccontò una storia commovente di un uovo, applicandola alle esigenze dei feriti di oggi. Il signor Jenner, che aveva quasi compiuto 82 anni, fu sepolto il 24 di questo mese nella cripta di famiglia del cimitero di Norwood, Londra.”

Tutto vero. Su Internet Archive si trovano i due volumi citati:

Tsze teen piao muh : a guide to the dictionary (1907)

That Goodly Mountain and Lebanon (1874)

Un altro articolo, mesi dopo, svela il contenuto del suo testamento: un patrimonio del valore lordo di 6.088 sterline, ereditato dai suoi due figli Henry Montague (commerciante di granoturco) e William Cox Morison, residente anch’egli al 16 di Albany Terrace. Al sindaco, agli assessori e alla municipalità di Rochester, Thomas Jenner lasciò un esemplare della Bibbia Poliglotta del 1657, una Bibbia Ebraica di Hutter del 1588, una Septuaginta del 1718 e il Lexicon di Johannes Buxtorf il Vecchio del 1639.

Non mi intendo molto di testi sacri, ma tutto lascia supporre che a far scrivere il versetto biblico sulla facciata di casa fu proprio il nostro Thomas Jenner, forse per tenere lontani da alcool e bordelli i giovani soldati che percorrevano le strade di Chatham.

Mi resta un ultima, grande curiosità. Non so cosa darei per leggere l’ultimo articolo scritto da Jenner su un giornale locale, una settimana prima di morire. “La storia commovente di un uovo, applicata alle esigenze dei feriti di oggi.”

P.S. Un ringraziamento a Paul Middleton della Chatham Historical Society, che ha risposto alla mia email fornendomi questa fotografia recente del numero 16 di Albany Terrace.

16 Albany Terrace, Chatham


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