L’ultima Londra di Iain Sinclair


Iain Sinclair.

Un uomo alto con un sorriso mite, uno zainetto in spalla, scarpe comode. Lui il nostro poeta della strada, gli occhi che hanno visto, svuotato e riempito Londra. Eccolo qui, davanti a me, che racconta la sua desolazione postbrexit, che annuncia che mai più scriverà di Londra, su Londra, anzi, annuncia che i suoi prossimi psicogeografici viaggi li farà in Perù.

E racconta di quando studente viveva a Brixton e poi, a piedi, cominciò il suo personale viaggio londinese risalendo verso nord, verso est, e scoprendo i luoghi disabitati dagli immobiliaristi ma abitati dall’umanità vera.

E ti fa commuovere pensare che, quest’uomo calmo e pacato, ha ricercato negli oscuri oggetti del desiderio che solo Londra può celare: la casa abbandonata di Rodinsky – mitico erudito ebraico scomparso -, in Downriver le storie torbide del Tamigi, la straniante eppure inevitabile devastazione della M25 in London Orbital.

Ebbene, con la sua camicia bianca slacciata, ora è quieto, fermo davanti a me. E io non so cosa chiedergli perché ha risposto a tutte le mie domande, posso solo ringraziarlo per aver creato my liquid city.
Cuore di tenebra dell’Europa.



Francesca Bari è una londoner dal lontano 1985, psicogeografa prima ancora di sapere cosa fosse, dickensiana nello sguardo metropolitano, laureata nel 1989 con una tesi sulla metafora della metropoli nelle poetiche europee.

Venerdì 15 Marzo era alla Fabbrica del Vapore di Milano per ascoltare Iain Sinclair, ospite di Book Pride 2019.


http://www.iainsinclair.org.uk/


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