Un’insolita blue plaque

100 Wood Street – Tube: St Paul’s


Tre giorni fa rientro a casa dopo la consueta giornata di lavoro e, come faccio quasi sempre, butto un occhio distratto nella cassetta della posta. Non si sa mai: magari, insieme al libretto incellophanato con le offerte di Mondo Convenienza e all’invito per un controllo gratuito dell’udito, oggi il postino ha recapitato qualcosa di importante.

E infatti è proprio così. Nella cassetta trovo una lettera proveniente dall’Inghilterra.

Il mittente è English Heritage – 100 Wood Street EC2V 7AN London. Il cuore comincia a battere forte e salgo veloce le scale, impaziente di aprire la busta.

Prima di raccontarvi il seguito, però, è necessaria una breve introduzione.

English Heritage è un organismo pubblico inglese, incaricato della gestione del patrimonio culturale dell’Inghilterra. E’ la controparte governativa del National Trust, l’altra grande organizzazione privata che gestisce e preserva dimore storiche, castelli, giardini e siti archeologici in tutto il Paese.

Uno dei compiti di English Heritage, da quasi quarant’anni, è la gestione delle blue plaques a Londra.

Sapete certamente di cosa sto parlando. Le targhe blu sugli edifici londinesi sono una vista familiare per chiunque percorra le strade della città, anche per il passante più distratto. Ricordano il legame di un luogo specifico con un personaggio significativo e furono ideate nel 1863 da William Ewart, politico riformista originario di Liverpool.

La prima blue plaque fu svelata nel 1867 sulla parete della casa natale di Lord Byron, al numero 24 di Holles Street, tra Oxford Street e Cavendish Square. L’edificio fu demolito 22 anni più tardi e con esso, purtroppo, anche la targa.

La più antica ancora esistente è quella che ricorda Napoleone III e si trova in King Street, a St James. Anche questa risale al 1867.

Nei primi anni, e fino al 1901, l’incarico della creazione delle blue plaques fu portato avanti dalla Society of Arts. Poi subentrò il London County Council, successivamente nel 1965 il Greater London Council, abolito nel 1986.

Da quell’anno English Heritage ha ereditato il compito di vagliare le proposte che arrivano dai cittadini, di effettuare ricerche sui personaggi idonei o meno a ricevere l’onore di una targa e a commissionare il lavoro al produttore attuale, il vasaio gallese Ned Heywood. Dal 1923 al 1955 le blue plaques erano fabbricate da Royal Doulton, storico marchio con sede a Lambeth. Sempre rigorosamente a mano.

Oggi sono realizzate in gres bianco cotto a 1280°C e possiedono qualità notevoli: sono più dure dell’acciaio, inattaccabili da tutti i solventi e dalla maggior parte degli acidi, inalterabili nei colori, resistenti al gelo, alla putrefazione, ai roditori e alle fiamme. Possono durare per molte centinaia di anni senza manutenzione.

Ecco i criteri da rispettare affinché un personaggio possa ottenere la sua blue plaque:

  • deve essere morto da 20 anni o aver superato il centenario della sua nascita. I personaggi di fantasia non sono idonei.
  • deve essere considerato eminente dalla maggioranza dei membri della propria professione.
  • deve aver vissuto o lavorato in quell’edificio di Londra per un periodo significativo, in termini di tempo o di importanza, nell’ambito della propria vita e del proprio lavoro.
    Nel caso di personaggi stranieri i candidati devono essere di fama internazionale o di rilievo nel loro Paese.

Per quanto riguarda l’ubicazione della blue plaque:

  • Le targhe possono essere collocate solo sull’edificio effettivamente abitato da un personaggio, non sul luogo in cui sorgeva l’edificio o su edifici che sono stati radicalmente modificati.
  • Le targhe non possono essere collocate su muri di cinta, pilastri di cancelli, edifici scolastici o ecclesiastici o su edifici di corte.
  • Gli edifici contrassegnati da targhe devono essere visibili dalla strada pubblica.
  • Una singola persona non può essere commemorata con più di una blue plaque a Londra.

Tre anni fa mi venne l’idea di candidare un personaggio londinese che ho molto amato quando scrissi il primo post su di lui e quando l’anno seguente decisi di imitarlo in sella ad una bicicletta.

Sto parlando di Stanley Owen Green, il mite predicatore che per decenni percorse avanti e indietro Oxford Street per promuovere una dieta povera di proteine.

Potete leggere la sua storia qui e farvi quattro risate con il resoconto della mia pedalata da Northolt al centro di Londra, per ripetere ciò che lui fece ogni giorno dal 1968 al 1993, l’anno in cui morì. Dal lunedì al sabato, con il sole, con la pioggia o con la neve, Stanley Green partiva al mattino dal suo appartamento in un caseggiato popolare di Northolt e raggiungeva Oxford Street. Tornava la sera e cenava con verdure, datteri tritati, pane e un mix di sua invenzione che metteva insieme polvere di latte e barley water.

A mio parere Stanley Green meritava senza dubbio una blue plaque e dunque cominciai ad informarmi, scoprendo con grandissima sorpresa che nessuno aveva mai ufficialmente proposto a English Heritage di intitolargli una targa.

Compilai pertanto il corposo form disponibile sul sito, spiegando le motivazioni e fornendo tutti i dettagli utili a perorare la mia causa. Ricevetti presto un’email di risposta che mi ringraziava per aver inoltrato il form e mi avvertiva che la lista delle proposte era nutrita e che Stanley Green sarebbe arrivato davanti alla commissione non prima dell’inizio del 2024. Tutto questo accadeva tre anni fa.

E infatti, come pronosticato, ricevetti una seconda email un mese fa. Mi avvisava che Stanley Green era finalmente pronto per andare di fronte al gruppo di dodici esperti che tre volte all’anno si riunisce per decidere quali saranno i personaggi da omaggiare con una targa.

La data del secondo incontro del 2024 era fissata per il 6 Giugno nella sede al numero 100 di Wood Street, poco distante da St Paul’s. Un indirizzo bizzarro, dato che English Heritage si occupa di tutte le blue plaques londinesi tranne che di quelle all’interno della City, che sono di forma rettangolare e appannaggio esclusivo della City of London Corporation, per rimarcare l’indipendenza giurisdizionale di questa zona della città. Tra l’altro una buona parte di queste plaques indica semplicemente i luoghi dove un tempo sorgevano edifici ormai demoliti e sostituiti da grattacieli sempre più alti. La City è in continua evoluzione, si sa.

Tre giorni fa, quindi, apro la cassetta della posta e trovo questa busta proveniente da Londra, dal numero 100 di Wood Street.

Se mi hanno scritto, penso io, Stanley Green è stato scelto. Già immagino un invito formale per essere presente all’inaugurazione della targa, addirittura il biglietto aereo per raggiungere Londra, mi vedo già in giacca a cravatta pronto a sollevare il drappo e a rivelare il nome di Stanley Owen Green impresso lì in alto, sulla facciata della casa popolare in cui abitava…

E invece…

Ovviamente mi è dispiaciuto molto sapere che Stanley Green non ce l’ha fatta e che non ci sarà alcuna inaugurazione di una blue plaque. Ma sono rimasto deliziato dal fatto che English Heritage abbia pensato di farmelo sapere con una lettera, prima ancora di pubblicare ufficialmente il risultato sul proprio sito (a oggi il verbale non è ancora online).

Un’ultima postilla prima di chiudere. A pensarci bene sono già stato presente all’inaugurazione di una blue plaque!

Correva l’anno 2007 e nel giardino di casa Keeler, a Tonbridge, si festeggiava l’addio a un indirizzo mitologico per il TGS Eurogroup, l’associazione con cui ho conosciuto l’Inghilterra, prima da studente e poi come leader. Daria e Tony Keeler, infatti, stavano per traslocare dalla loro casa al numero 70 di Deakin Leas.

Una casa che negli anni aveva accolto decine di leaders TGS, facendoli sentire parte della loro famiglia. Io stesso avevo trascorso due estati a Tonbridge con i Keeler e lì sono custoditi alcuni dei miei ricordi più belli: amicizie nata sotto quel tetto, cene pantagrueliche e chiacchierate in giardino fino a notte fonda.

Consegnammo la targa (che in realtà era un piatto di ceramica che mi incaricai di far produrre io stesso da un’aziendina in provincia di Vicenza, in una zona rinomata per questo tipo di manufatti) durante l’ultimo barbecue in Deakin Leas, il 22 Luglio di quell’anno. Daria e Tony ne furono felicissimi.

Questa blue plaque irregolare e un po’ abusiva mi basta e mi avanza, dunque.

Per quanto riguarda Stanley Green, poi, non tutto è perduto: il regolamento dice che la proposta può essere inoltrata nuovamente, una volta trascorsi 10 anni da un primo rifiuto. Imposto già un promemoria per Giugno 2034.


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One thought on “Un’insolita blue plaque”

  1. Che bel gesto hai fatto prendendoti l’impegno della memoria di questa persona. Le targhe, che possono sembrare poco più che inutili, hanno invece una grande importanza.
    Ecco perché la targa ‘irregolare’ che hai voluto donare al luogo che per anni è stato un posto speciale per tante e tanti giovani è ancora più preziosa!

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