Prima dell’alba

Nordbergstraße 4 – Vienna, Austria


Tutto inizia al supermercato, una ventina di giorni fa.

Nella mia lista della spesa c’è anche il gel doccia e quindi ad un certo punto arresto il carrello davanti a un imponente muro di flaconi colorati nella corsia dedicata all’igiene del corpo. Confesso di non avere un docciaschiuma preferito e quindi ogni volta mi ritrovo a soppesare marche, fragranze, valori del ph e offerte del momento.

Quel giorno scelgo di mettere nel carrello un docciaschiuma che non frequento da decenni: Felce Azzurra.

La versione classica, ovviamente. A questa, negli anni, scopro che si sono affiancate numerose varianti: Menta e Lime, Muschio Bianco, Oro e Spezie, Argan Sublime, Karitè Sublime e infine il Doccia Gel Micellare.

Tutta fuffa. Per me Felce Azzurra è soltanto uno, quello classico.

Il sito internet parla di un “profumo unico, inconfondibile, composto da più di cento ingredienti provenienti da tutto il mondo, un segreto patrimonio della famiglia Paglieri, contenuto in un prezioso taccuino che viene tramandato di generazione in generazione.”

Dovete sapere che il profumo di questo docciaschiuma, per me, è una vera e propria madeleine. E’ legato a doppio filo al ricordo della gita di quinta liceo, quando insieme ai compagni partii dalla stazione di Vicenza in una fredda sera di Novembre del 1995. Destinazione Vienna.

Nello stesso anno usciva nella sale “Prima dell’alba”, un film di Richard Linklater, protagonisti Ethan Hawke e Julie Delpy. Ambientato nella capitale austriaca, racconta l’incontro tra l’americano Jesse e la francese Celine, che si incontrano su un treno e decidono di passare insieme l’intera notte vagando per la città.

La memoria olfattiva è un meccanismo psicologico potentissimo e affascinante, soprattutto per uno come me che per rievocare gli eventi passati ha sempre bisogno di un aiuto: fotografie, appunti, lettere. Grazie a questi sostegni esterni, i ricordi riaffiorano ma a volte rischiano di essere un po’ artificiosi o comunque poco genuini.

L’olfatto, al contrario, non sbaglia mai. E’ il senso più ancestrale, capace di riportare alla mente all’istante emozioni ed esperienze passate.

In quei giorni a Vienna, evidentemente, nel mio beauty case di sfigato diciottenne c’era un flacone di Felce Azzurra, con le inconfondibili scanalature da colonna dorica. Ogni volta che sentirò quel profumo mi torneranno in mente la ruota del Prater, il Belvedere, le scalinate di marmo del Kunsthistorisches Museum, la fantasmagorica Hundertwasserhaus.

Soprattutto Felce Azzurra mi ricorderà sempre il freddo cane che patimmo in quei giorni e il sollievo che si provava ogni volta che tra una visita e l’altra trovavamo riparo in un caffè.

La stessa sera in cui torno a casa con il mio prezioso docciaschiuma inizio la lettura di un romanzo, il nono volume della saga del commissario Ambrosio.

Da qualche mese ho iniziato, in rigoroso ordine cronologico, a seguire le indagini di questo poliziotto milanese sconosciuto ai più, creato dalla penna di Renato Olivieri alla fine degli anni ’70. Ho iniziato per curiosità, senza grandi aspettative, ma mi sono innamorato di questo personaggio e delle atmosfere milanesi così ben evocate dall’autore. Ambrosio potrebbe essere paragonato al commissario Maigret di Simenon, se dovessi dirla in poche parole. Per capire la mia ossessione ho già recuperato tutti i volumi, le prime edizioni, e li sto divorando uno dopo l’altro.

Il romanzo che comincio a leggere quella sera, il numero nove della serie, si intitola “Hotel Mozart”, pubblicato nel 1990.

La quarta di copertina parla di un “singolare viaggio a Vienna”, viaggio che accade nella parte finale del libro.

Inizio dunque la lettura e intanto realizzo che sono passati trent’anni dalla gita di quinta liceo. La mia memoria, come ho detto, non è formidabile e ad aiutarmi ci sono soltanto una ventina di fotografie invecchiate male.

Scrivo allora un messaggio nella chat di classe (ebbene sì, la quinta DT del Liceo Quadri è ancora in contatto) e chiedo aiuto ai compagni. Qualcuno ricorda le date del nostro viaggio a Vienna? E il nome dell’albergo dove dormimmo? L’albergo dove dormimmo poco, dovrei aggiungere.

Nel frattempo la trama di “Hotel Mozart” comincia a dipanarsi, la soluzione del caso è vicina e il commissario Ambrosio parte per Vienna. In quale mese dell’anno, secondo voi? In Novembre, ovvio.

Tre giorni fa mi risponde in privato Cristina, inviandomi una foto del suo diario scolastico di allora.

E’ segnata la data di partenza per Vienna, il 21 Novembre del 1995. Ma soprattutto, accanto al testo di “Come As You Are” dei Nirvana, compare il nome e il numero di telefono dell’albergo: “Hotel Mozart”!

Capito? Tra le centinaia di hotel di una città come Vienna, due milioni di abitanti, la quinta DT soggiornò qualche notte nello stesso albergo un po’ anonimo in cui è ambientata una parte del romanzo che sto leggendo.

Scopro poi un’ultima chicca. Avevo letto che Renato Olivieri era solito descrivere con estrema precisione i luoghi milanesi in cui agiva il commissario Ambrosio. I palazzi, le strade, le panchine, le fontanelle, tutto era esattamente corrispondente alla realtà. Aveva infatti l’abitudine di girare a piedi con la sua Leica, poi disponeva le fotografie sulla scrivania e cominciava a costruire la trama di un romanzo.

Probabilmente utilizzò lo stesso metodo anche a Vienna.

“Ambrosio entrò all’Hotel Mozart, andò al bar, sulla sinistra: era modesto, con tre tavolini, un pianoforte a coda, vasetti di margherite gialle finte.”

Tra le fotografie di quel viaggio ce n’è una che potrebbe intitolarsi “Il Congresso di Vienna”. Ritrae uno dei miei compagni che tenta di contrattare con i professori una serata in discoteca prima della partenza per l’Italia.

Sul tavolino di fronte a lui un vasetto di margherite gialle finte.

Il pianoforte a coda compare in una foto più recente, sul sito dell’albergo.

Oggi le margherite finte dell’Hotel Mozart sono finalmente appassite, sostituite purtroppo da un bouquet ancora più brutto, anch’esso di plastica.

La nostra gita si concluse con una memorabile serata in discoteca. Il prof che si offrì di accompagnarci, una volta scoccata la mezzanotte, non ne volle sapere di lasciare il locale. “Ma siete matti? Questa è l’ultima serata e io mi voglio proprio scatenare!”.

Il risultato fu che perdemmo l’ultima corsa della metropolitana e ci toccò rientrare in albergo a piedi, a notte fonda, con lui che ci implorava di difenderlo se gli altri professori lo avessero sgridato il giorno dopo.

Raggiungemmo l’Hotel Mozart “prima dell’alba”, come il titolo del film di Linklater.

La sera stessa partimmo con il treno notturno. Con noi c’era un criceto in un contenitore di plastica per alimenti. La povera bestiola non giunse viva a Vicenza, nonostante i tentativi di salvarla con un massaggio cardiaco.

Vi domanderete cosa c’entra Londra con questo racconto. Assolutamente niente. Avrei potuto parlarvi di Mozart e del suo lungo soggiorno londinese, dall’Aprile 1764 al Luglio dell’anno seguente. Nella capitale inglese il piccolo Wolfgang Amadeus scrisse a 8 anni la sua prima sinfonia, mentre viveva con la famiglia in un appartamento al numero 20 di Frith Street, proprio accanto al Bar Italia. L’edificio è ancora lì e dal 1930 è l’ingresso per gli artisti del Prince Edward Theatre situato in Old Compton Street.

Ma un bambino prodigio di 8 anni che compone una sinfonia non può competere con i ricordi evocati da un docciaschiuma e alle coincidenze scoperte leggendo un romanzo giallo.

Chiudo qui e vado a fare una doccia che, grazie a Felce Azzurra, mi farà ritornare diciottenne per qualche minuto.

C’è solo un dettaglio che mi rattrista e mi ricorda che il tempo è passato. Allora potevo leggere nitidamente, senza bisogno degli occhiali, gli ingredienti della preziosa formula custodita dalla famiglia Paglieri, la mia formula dell’eterna giovinezza: Aqua (Water), Sodium Laureth Sulfate, Cocamidopropyl Betaine, Parfum (Fragrance), Potassium Lactate, Cocamide MEA, Polyquaternium-7, Sodium Chloride, Disodium EDTA, Phosphoric Acid, Methylchloroisothiazolinone, Methylisothiazolinone, Benzyl Alcohol, Coumarin, Linalool, Limonene, Eugenol.

Ultimamente faccio la doccia alle sei di mattina, appena sveglio, e poi preparo il biberon per Pietro che dorme ancora.

Faccio la doccia alle sei di mattina. Prima dell’alba.


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