Battersea in un murale

45 Dagnall Street – Tube: Battersea Park


Conosco Brian Barnes da ormai 3 anni, da quando le nostre strade si incrociarono mentre stavo scrivendo il mio primo post dedicato a Nick Drake.

Le fotografie del cantautore appoggiato ad un muro di mattoni mi fecero conoscere la storia ormai dimenticata della Morgan Crucible Works, un’enorme fabbrica che sorgeva in Battersea Church Road.

Nel periodo compreso tra la chiusura e la demolizione dell’edificio, Barnes coinvolse alcune persone del posto e dipinse sul muro di cinta il magnifico murale “The Good, the Bad and The Ugly”, che durò purtroppo appena otto mesi.

I proprietari del terreno, intenzionati a costruire lussuosi appartamenti affacciati sul fiume, distrussero infatti il murale nottetempo.

Fortunatamente, Londra ospita ancora alcune opere di Barnes e oggi voglio raccontarvi di una di queste, che troverete in una zona appartata di Battersea.

Fino a qualche anno fa, all’angolo tra Culvert Road e Dagnall Street, c’era un pub chiamato Haberdashers Arms. “Haberdasher” era un tempo il venditore ambulante di tessuti, di spilli e filati.

Ecco il pub nel 1914…

… e oggi.

Il locale è chiuso da tempo e i tre piani dell’edificio sono stati convertiti in più appartamenti. Nella fotografia si nota anche che il fabbricato alla sua sinistra è sparito, lasciando spazio a quello che oggi è un parcheggio.

Ed è proprio sulla parete che un tempo divideva i due edifici che nel 1988 Brian Barnes ottenne il permesso di creare il murale che ancor oggi possiamo ammirare: “Battersea in Perspective”.

Barnes consultò i residenti della zona prima di cominciare il lavoro, per chiedere loro un parere e ricevere suggerimenti sul contenuto.

Partorì dunque l’idea di mostrare Battersea dall’alto, in prospettiva appunto, posizionandosi con lo sguardo a nord del Tamigi.

Al centro dell’opera c’è il polmone verde del quartiere, Battersea Park, incorniciato dal Chelsea Bridge e dall’Albert Bridge, del quale ho recentemente raccontato la storia.

All’interno del parco è ben evidente la London Peace Pagoda, tempio buddista che nel 1988 aveva soltanto 3 anni di vita.

A sinistra non si può non notare l’imponente sagoma della Battersea Power Station, ex centrale termoelettrica a carbone immortalata in una copertina dei Pink Floyd e oggi oggetto di un programma di riconversione da 8 miliardi di sterline (!), finanziato da investitori malesi. Ne verrà fuori un centro residenziale di lusso con centinaia di appartamenti, uffici, negozi e ristoranti.

Nel 1983 Brian Barnes fondò il Battersea Power Station Community Group con lo scopo di preservare il destino della vecchia centrale e per evitare che fosse trasformata in una sorta di Disneyland, coinvolgendo nel suo sforzo i residenti locali.

Nel murale ci sono poi altri simboli di Battersea: strade, ferrovie, le imponenti e anonime torri residenziali sorte dagli anni sessanta in poi.

In basso, infine, ci sono i ritratti di alcuni politici locali del passato: John Archer, primo sindaco nero di Battersea nel 1913; John Burns, sindacalista e parlamentare; Shapurji Saklatvala, arrestato nel 1926 per un discorso a favore dei minatori in sciopero; Douglas Jay, parlamentare laburista per ben 37 anni; Alf Dubs, nato in Cecoslovacchia nel 1932 da una famiglia ebrea, che scampò al nazismo grazie al Kindertransport.

Inoltre si riconoscono Charlotte Despard, scrittrice e suffragetta; Hilda Hewlett, prima donna a pilotare un aereo; Evelyn de Morgan, pittrice preraffaellita: il suo quadro “Evening Star Over The Sea” è rappresentato in alto nel murale.

Nel cielo sopra Battersea volano il triplano costruito poco distante da qui da Alliott Verdon Roe e la mongolfiera dei fratelli Short.

C’è infine una piccola chicca, una sfida che vi lancio: nel murale compare anche il pub sul quale lo stesso murale è dipinto, l’Haberdashers Arms. E sulla parete del pub è riconoscibile l’opera di Barnes in miniatura. Siete in grado di trovarlo?

Il murale è ancora in ottime condizioni, dopo 32 anni.

Brian Barnes, che all’epoca si fece aiutare dal figlio Glenn e da Neil Torbett, mi ha raccontato che il merito della longevità è della pittura ai silicati, prodotta dalla casa tedesca Keim. Il procedimento è laborioso ma permette al muro di “respirare” e all’umidità di uscire. Il colore non si sfalda e la sua intensità non diminuisce.

Da qualche anno Battersea è al centro di enormi cambiamenti, il valore dei terreni è aumentato a dismisura e “Battersea in Perspective” è ancora lì a testimoniare quanto il quartiere sia stato stravolto dalla speculazione edilizia.

Spero fortemente che rimanga a lungo visibile e faccio il tifo per Brian Barnes e per i suoi compagni che lottano ancora ogni giorno contro la gentrificazione del quartiere. Sembra un processo inarrestabile, perché in ballo ci sono interessi enormi e cifre astronomiche, ma ogni tanto capita che il piccolo Davide sconfigga il temibile Golia.


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