
Un vecchio corso d’inglese, acquistato nel 1979 da mio padre, è uscito dallo scatolone in cui riposava in cantina e si è aggiunto ai libri della mia piccola biblioteca londinese. Ho sfogliato i nove volumi di cui è composto “Tutto l’inglese” e sono riaffiorati i ricordi delle innumerevoli volte in cui da ragazzino ho iniziato il corso, interrompendolo dopo poche lezioni. All’interno di ogni volume, però, ho trovato tantissime fotografie, buona parte delle quali rappresenta Londra. Non necessariamente la Londra delle cartoline. Ci sono anche angoli meno conosciuti, tanti scorci apparentemente indecifrabili. Insomma, fotografie perfette per essere scerloccate, con vari livelli di difficoltà. Ho messo in azione lo scanner e ne ho selezionate trenta, con l’obiettivo di proporvele tre alla volta nei prossimi dieci mesi, da Marzo a Dicembre. Ce la farò? Avrete la bontà di seguirmi in questa stravaganza? Chissà… Intanto ecco la mia soluzione ai quesiti dello scorso mese.
Fotografia #16 – Cinque marinai in libera uscita. Dove sono diretti?

Clicca qui per la versione in alta risoluzione.
Iniziamo col dire che i cinque giovani marinai non sono affatto inglesi. Indossano l’uniforme della Marine National, la Marina Militare Francese.
È la classica divisa ufficiale da matelot (marinaio di truppa), che prevede il celebre berretto bianco sormontato da un pompon rosso e la marinière, la maglia a righe orizzontali bianche e blu.
Posso immaginare che i cinque marinai siano in libera uscita nella capitale, magari dopo settimane o mesi passati nello spazio ristretto di una nave.
E allora eccoli attraversare la strada dopo aver passato qualche ora al Golden Nugget, il casino che sta al numero 32 di Shaftesbury Avenue.



A giudicare dalle espressioni sui loro volti, non hanno fatto saltare il banco e sono quindi diretti al pub che sta di fronte, la St James Tavern, per consolarsi con una pinta di birra.

Il pub è ancora al suo posto, mentre il Golden Nugget, aperto nell’Agosto del 1965, ha chiuso i battenti una decina d’anni fa.
Fotografia #17 – Sapete ricostruire la storia di questo edificio?

Clicca qui per la versione in alta risoluzione.
In effetti devo ammettere che non si tratta di un vero e proprio scerloccamento. Il nome del posto è scritto bello chiaro, sopra l’arco d’ingresso, e c’è anche il numero civico ben visibile. Se non bastasse, la Rolls-Royce in primo piano è parcheggiata davanti alla scritta “Barclays Bank Limited”.
Se ho deciso di includere questa fotografia nel trittico di questo mese, il motivo è spiegato dall’immagine seguente, che allarga il campo e mostra tutto l’edificio.

Intorno al 1900, Park Lane era costellata da dieci magnifiche ed enormi dimore private. Poi, nel corso del XX secolo, la pressione immobiliare, i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e l’apertura dei grandi hotel di lusso portarono alla demolizione di quasi tutte queste magioni. Stanhope House è una delle sole due residenze originali sopravvissute fino ai giorni nostri (l’altra è Dudley House).
La casa fu commissionata da Robert William Hudson, un industriale divenuto milionario grazie al sapone in polvere inventato dal padre, conosciuto con il nome di Hudson’s Soap.

Il ricco magnate pretese che la sua dimora fosse costruita rigorosamente in stile neogotico fiammeggiante del tardo XIV secolo, ricca di gargoyle, pennacchi e stemmi scolpiti.
Non era la prima volta che Hudson dava sfogo a stravaganze architettoniche: una sua precedente residenza a Birkenhead (Bidston Court) era talmente spettacolare da affascinare il Principe Ereditario Guglielmo di Germania, che decise di prenderla a modello per costruire la sua celebre reggia di Cecilienhof a Potsdam. Bidston Court fu venduta nel 1921 a Sir Ernest Royden e nel 1928 fu trasferita (mattone dopo mattone!) nella sua sede attuale a Royden Park, venendo infine completata nel 1931. Lì fu ribattezzata Hill Bark.

Stanhope House, la residenza londinese di Hudson, fu costruita tra il 1899 e il 1901 su progetto degli architetti W. H. Romaine-Walker e Francis Besant. Fu realizzata in pietra arenaria, con il tetto in ardesia. La facciata è ricca di dettagli ornamentali, balconcini lavorati, torrette, ghimberghe e bovindi che affacciano direttamente su Park Lane e Hyde Park.
La cosa più sorprendente, però, è il fatto che sotto l’elegante superficie neogotica dell’edificio si nasconde uno dei luoghi più protetti al mondo. In passato i sotterranei dell’edificio sono stati a lungo utilizzati da Barclays Bank come deposito di massima sicurezza.
La Rolls Royce parcheggiata lì di fronte nella fotografia era probabilmente in attesa che il suo ricco proprietario uscisse dalla banca dopo aver depositato o prelevato qualcosa da una cassetta di sicurezza. La intravedete la sagoma dello chaffeur al volante?
Oggi l’edificio ospita la sede di IBV International Vaults, una società di caveau ultra-esclusivi usata da miliardari, celebrità e famiglie reali per custodire lingotti d’oro, opere d’arte, contanti e diamanti. Nell’atrio sotterraneo è ancora conservata come elemento d’arredo la gigantesca porta d’acciaio originale del 1945, prodotta da Chubb, dal peso di 3 tonnellate. Risale al periodo in cui Stanhope House era sede di una filiale di Barclays Bank.

L’affitto di un’area riservata all’interno del caveau può arrivare a costare 2,5 milioni di sterline all’anno. Nonostante i sistemi di sicurezza con riconoscimento dell’iride e pareti blindate, all’interno del caveau esiste un box in vetro satinato privo di qualsiasi telecamera. È stato progettato per garantire ai clienti totale privacy mentre maneggiano e trasferiscono i propri beni nelle cassette di sicurezza.
Fotografia #18 – Un’edicola londinese di tanti anni fa. Cosa succedeva a Londra in quei giorni?

Clicca qui per la versione in alta risoluzione.
Su questa immagine ho passato svariate piacevoli mezz’ore, per parecchi giorni di seguito.
Ho iniziato a scerloccare le copertine dei libri disposti uno accanto all’altro sui ripiani in fondo. Con fatica ne ho individuati parecchi, arrivando passo dopo passo ad intuire l’epoca dello scatto.

“Angels: God’s Secret Agents” (1975), opera del celebre predicatore evangelista americano Billy Graham.
“The Deep” (1976) di Peter Benchley, autore due anni prima de “Lo Squalo”.
“The Ascent of Man” di Jacob Bronowski, edizione BBC del 1976.
“Wilt” (1976), romanzo comico di Tom Sharpe.
“A Time for Payment” (1976) del tedesco Hans Hellmut Kirst.
“Spandau – The Secret Diaries” (edizione Collins del 1976), opera del ministro nazista Albert Speer.
“A Man Called Intrepid – The Secret War 1939-1945” (1976) di William Stevenson.
“Superwoman” (1975) di Shirley Conran.
I volumi più recenti sono datati 1976, pertanto l’anno della fotografia è senz’altro quello.
Sui ripiani più a destra troviamo poi alcune guide turistiche, atlanti e stradari londinesi, oltre a un indizio che mi fa capire che ci troviamo in un’edicola di una nota catena britannica. In alto a destra compare infatti un blocco per scrivere, il Jumbo Economy Refill Pad, venduto in quegli anni da WHSmith.

Sono passato quindi al bancone in cui sono esposte le riviste.
Quella immediatamente identificabile è stata Cosmopolitan, che nel 1976 usciva mensilmente. Il numero in questione è stato facile da individuare, è quello di Maggio, con la modella e attrice Rene Russo in copertina.

Subito a destra ci sono due riviste che all’epoca andavano forte, Playboy e Playgirl. Anche questi sono i numeri di Maggio 1976.


E’ così anche per Illustrated London News, Beauty Health & Slimming in Vogue e Ideal Home.

Identificare l’anno e il mese, però, non mi è bastato. L’unico settimanale a mia disposizione era Time Out, che compare a destra, subito sopra Playgirl.
Time Out è nato nel 1968 come rivista dedicata esclusivamente a Londra e così è stato fino al 1995, quando è stata varata l’edizione newyorkese. Oggi ha esteso i propri consigli editoriali a 333 città in 59 paesi in tutto il mondo.
Nel 1976 era nel suo pieno splendore, con copertine e contenuti radicali e irriverenti. Il numero sul bancone della nostra edicola poteva essere uno dei seguenti:
- n. 320 – dal 30 Aprile al 6 Maggio 1976
- n. 321 – dal 7 al 13 Maggio 1976
- n. 322 – dal 14 al 20 Maggio 1976
- n. 323 – dal 21 al 27 Maggio 1976
- n. 324 – dal 28 Maggio al 3 Giugno 1976
In vendita su Ebay ho trovato soltanto il numero 324, mentre su un altro sito è comparso il 322, con Patti Smith in copertina.


Restavano tre numeri: 320, 321 e 323.
Il sito Magazine Canteen, su cui riponevo molte aspettative, opera una politica di shopping molto strana: bisogna diventare membri per poter accedere alla ricerca delle riviste sul sito. Non mi restava che scrivere un’email, dicendomi interessato all’acquisto di uno di questi numeri. Ho ottenuto subito risposta e ho potuto depennare il 321, l’unico numero di Time Out in loro possesso tra quelli che avevo richiesto.

Ho continuato a cercare ovunque, su decine di siti e di negozi online, sempre più specializzati. Poi, dopo tanti tentativi andati a vuoto, l’ho trovata!
The People’s Graphic Design Archive dedica una pagina alla copertina del numero 320 firmata da David King.

Si tratta di una litografia che rielabora un’immagine risalente allo sciopero generale che paralizzò la Gran Bretagna tra il 4 e il 12 Maggio del 1926, esattamente 50 anni prima del numero 320 di Time Out.

Fatto 30, facciamo 31! Perché non scerloccare anche la fotografia del blindato che attraversa una strada di Londra? Quale strada? Ve lo propongo come scerloccamento bonus per il prossimo mese. Ecco qui la fotografia in alta risoluzione.
Cosa succedeva dunque a Londra in quei giorni del 1976? Ecco una breve rassegna.
1° Maggio 1976 – Lo stadio di Wembley ospitò la finale della Coppa d’Inghilterra, in cui il Southampton battè a sorpresa il Manchester United per 1-0 con rete di Bobby Stokes di fronte a quasi 100.000 spettatori.
6 Maggio 1976 – Si tennero le elezioni per i consigli locali in Inghilterra e Galles. Fu un appuntamento politico significativo che vide forti avanzamenti del Partito Conservatore guidato da Margaret Thatcher (diventata leader dell’opposizione l’anno precedente).
Proprio tra la fine di Aprile e l’inizio di Maggio del 1976, la prima ondata punk stava esplodendo nel cuore della città, con esibizioni fondamentali dei Sex Pistols e altre band emergenti nei club storici della capitale, tra cui il celebre 100 Club di Oxford Street.
Sempre tra la fine di Aprile e i primi giorni di Maggio iniziò a manifestarsi la leggendaria 1976 UK heatwave, una delle stagioni più calde, secche e prolungate della storia britannica del Novecento.
Paragonabile a quella che stiamo vivendo nel 2026? Temo di no.
Appuntamento al mese prossimo, con queste tre immagini da scerloccare…
Fotografia #19 – Quasi impossibile datare la fotografia, perché questo luogo, negli anni, non è mai cambiato…

Clicca qui per la versione in alta risoluzione.
Fotografia #20 – Come si chiama oggi questo pub?

Clicca qui per la versione in alta risoluzione.
Fotografia #21 – Un’animata arteria londinese. Sapete dirmi quale?

Clicca qui per la versione in alta risoluzione.
Ti è piaciuto questo articolo e non vuoi perdere i prossimi? Iscriviti alla newsletter di The LondoNerD: riceverai un avviso via mail ogni volta che un nuovo post sarà pubblicato.

Avevo individuato la data della copertina di Cosmopolitan, ma nella fretta non mi ero accorto che si trattava dell’edizione USA, uscita nell’aprile del 1976. Così ora ho scoperto che le edizioni internazionali di riviste americane come Cosmopolitan riutilizzavano i contenuti (e le copertine) con un mese o due di ritardo per questioni logistiche e di gestione dei diritti fotografici.
La copertina inglese risale al mese di maggio 1976 e quindi posso dirti con certezza cosa facevo io a Udine alle ore 21 del 6 maggio 1976: cercavo di correre fuori da casa mentre il terremoto mi spingeva a destra e a sinistra del vano scale…
Solo nei giorni successivi emerse la gravità dell’accaduto nei paesi della provincia, per noi bambini di prima elementare il ricordo più nitido, oltre alla scossa, è la fine anticipata della scuola e un mese in più di vacanza.