
Un vecchio corso d’inglese, acquistato nel 1979 da mio padre, è uscito dallo scatolone in cui riposava in cantina e si è aggiunto ai libri della mia piccola biblioteca londinese. Ho sfogliato i nove volumi di cui è composto “Tutto l’inglese” e sono riaffiorati i ricordi delle innumerevoli volte in cui da ragazzino ho iniziato il corso, interrompendolo dopo poche lezioni. All’interno di ogni volume, però, ho trovato tantissime fotografie, buona parte delle quali rappresenta Londra. Non necessariamente la Londra delle cartoline. Ci sono anche angoli meno conosciuti, tanti scorci apparentemente indecifrabili. Insomma, fotografie perfette per essere scerloccate, con vari livelli di difficoltà. Ho messo in azione lo scanner e ne ho selezionate trenta, con l’obiettivo di proporvele tre alla volta nei prossimi dieci mesi, da Marzo a Dicembre. Ce la farò? Avrete la bontà di seguirmi in questa stravaganza? Chissà… Intanto ecco la mia soluzione ai quesiti dello scorso mese.
Fotografia #4 – Avete mai visto questo strano edificio costruito in riva al Tamigi?

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Spero vivamente che per rispondere a questa domanda non siate ricorsi all’AI o alla ricerca inversa per immagini di Google.
Io sono partito dalle due torri scure al centro della foto. Sono ciò che oggi rimane della prima stazione ferroviaria di Cannon Street. Originariamente era dotata di una magnifica copertura a volta in vetro, che durante la seconda guerra mondiale fu smontata e trasportata lontana dal centro di Londra, per proteggerla dai danni causati dai bombardamenti. La stazione fu colpita e danneggiata gravemente e lo stesso accadde alla fabbrica in cui era stata depositata la copertura in vetro, che fu completamente distrutta. Per decenni la stazione rimase priva di un tetto, con i convogli che arrivavano e partivano passando in mezzo alle due torri.

Poi, negli anni ’80, dato che i moderni treni elettrici non necessitavano dell’elevato spazio in altezza richiesto dalle locomotive a vapore, si decise che quel vuoto poteva essere sfruttato. Fu quindi riempito con un orribile complesso di uffici che schiacciò la stazione sotto una colata di cemento, espandendosi verso il ponte e rendendo l’area dei binari claustrofobica e opprimente. La stessa cosa accadde alla stazione di Charing Cross.

Ma il mio quesito riguarda l’edificio accanto alla stazione. Si tratta della Mondial House, che oggi non esiste più.

Era un importante nodo di telecomunicazioni situato nel pieno centro di Londra. Completata nel 1978, era la più grande centrale telefonica d’Europa, destinata a soddisfare la crescente domanda di chiamate internazionali.
Fu costruita qui per essere vicina alle reti via cavo e in una posizione comoda per gli operatori e i tecnici che vi avrebbero lavorato. L’edificio doveva sfruttare al massimo la superficie utile, mantenendo al contempo un profilo a gradini per soddisfare i rigorosi requisiti urbanistici e non oscurare eccessivamente la Cattedrale di St. Paul. Ecco il motivo per cui assomigliava a una moderna ziqqurat.
La struttura di cemento era per buona parte rivestita in vetroresina, una lastra piana e compatta di poliestere rinforzato con fibra di vetro, facile da pulire e riparare.
Quelli che a prima vista sembrano delle finestre, sono invece i sei moduli di raffreddamento che ospitavano i radiatori dei generatori di emergenza installati nel seminterrato.
Alla fine degli anni ’80, quando la centrale fu completamente attrezzata, l’enorme quantità di apparecchiature di telecomunicazione analogiche che conteneva era ormai obsoleta.
“Proseguendo lungo il fiume, è commovente notare che si intravede appena il Monumento al Grande Incendio di Wren quando si passa davanti alla brutta Mondial House. A me questo edificio ricorda un elaboratore di testi. Non credo che la gente desideri particolarmente avere sempre davanti agli occhi un elaboratore di testi, visto che ci convive già tutto il tempo in ufficio o a casa”.
Questo il giudizio dell’allora Principe Carlo sulla Mondial House. Forse contribuì anche questo alla decisione di demolire l’edificio, che fu abbattuto nell’Agosto del 2006.
Fotografia #5 – Sapete risalire al luogo esatto in cui fu scattata?

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Il primo indizio che colgo è il lampione sulla destra dell’immagine. E’ il modello che si trova nella City of Westminster, è il lampione che una gustosa leggenda metropolitana ha associato a Coco Chanel. Gli ho dedicato un post e una puntata del podcast, se non conoscete la storia.
Siamo a Westminster, dunque. Ma bisogna decisamente restringere il campo.

Noto il numero del Routemaster: il 159, che negli anni ’70 attraversava il centro di Londra collegando Thornton Heath a West Hampstead. Superava il Tamigi lungo il Lambeth Bridge ed entrava nella City of Westminster costeggiando la Thames House (sede dell’MI5), superava il Parlamento, percorreva Whitehall e giungeva a Trafalgar Square, per poi inoltrarsi in direzione di Hampstead.

L’insegna che recita “Craig’s Court House” mi fa giungere rapidamente alla soluzione. La fotografia fu scattata sul marciapiede ovest di Whitehall, dando le spalle a Trafalgar Square. Craig’s Court è una piccola strada sul lato sinistro della strada principale, che non compare nell’immagine per pochi centimetri.

Sullo sfondo, dietro la sagoma del bus, spuntano le cupole neo-barocche dell’enorme Old War Office Building, che all’interno dei suoi sette piani contiene qualcosa come 1.100 stanze. Non poteva che diventare un hotel a cinque stelle: il Raffles London at the OWO.

Fotografia #6 – Conoscete il nome di questa band degli anni ’70?

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Per questa ultima domanda qualcuno di voi mi ha scritto confessando che, in preda allo scoraggiamento dopo vari tentativi andati male, si è affidato all’AI.
E l’intelligenza artificiale, con mio grande sollievo, ha toppato.
Suggerisce di tutto: crede di riconoscere Dee Murray, lo storico bassista di Elton John, gli Yes e addirittura i Jethro Tull.
Il dettaglio che ha confermato la mia idea è il mastodontico Moog che si erge alle spalle del tastierista.

Negli anni ’70 l’unico possessore di un armamentario così mostruoso era Keith Emerson, uno dei tre componenti di una band più celebri ed esagerate del prog rock britannico: Emerson, Lake and Palmer.

In primo piano il bassista/cantante Greg Lake, già nei King Crimson, e dietro la batteria il formidabile Carl Palmer, l’unico componente degli ELP ancora in vita.
Un’ulteriore conferma alla mia intuizione arriva proprio dalla batteria, che all’epoca comprendeva, sopra la testa di Palmer, una campana da chiesa proveniente da una fonderia di Aldgate, appesa ad una specie di torii giapponese dipinto di nero.

Mi azzardo a dire che è un live del periodo 1972/1973, l’epoca dell’album “Trilogy”, forse il concerto allo stadio Korakuen di Tokyo, 22 Luglio 1972.
Quello che è certo è che non è il momento del bis. A fine concerto, infatti, Keith Emerson era solito lanciarsi in uno show simile a quelli che metteva in scena Jimi Hendrix. Senza smettere di suonare si gettava a terra tirandosi il pesante Hammond L100 sulla pancia e suonandolo al contrario, saliva in piedi sullo strumento e, ogni tanto, lo accoltellava!
Appuntamento al mese prossimo, con queste tre immagini da scerloccare…
Fotografia #7 – Sapete il nome di questo pub?

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Fotografia #8 – E’ una stazione londinese. Ma quale?

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Fotografia #9 – Vince chi si avvicina di più alla data dello scatto!

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Io non mi avventuro negli scerloccamenti, ma mi limito a leggerne i risultati, soprattutto nei vari passaggi ovviamente, quindi sono molto felice di questo ritrovamento così promettente!
Posterai, leggerai i tentativi che arriveranno e risolverai tu stesso quel che riuscirai e potrai, ci mancherebbe.
Tre alla volta mi sembrano un’impresa titanica. Se non ci si riuscirà, vorrà dire che il piacere sarà diluito nel tempo e senza perdere di gusto, perché anche un singolo scerloccamento offre davvero tanto appassionante divertimento!
Grazie
Certo che, quando hanno tirato giù la Mondial House, potevano dare un colpo di pala demolitrice pure all’orrore sopra la stazione di Cannon Street…